Bama Altopascio, riflessioni del giorno dopo
Legnaia-Bama, ovvero all'inferno e ritorno. La sensazione é proprio questa. Cioé che in questa seconda fase siamo scivolati giù all'inferno, un centimetro alla volta, e quando ci siamo resi conto che rischiavamo di rimanerci per sempre e che, soprattutto, non meritavamo di trovarci lì, ognuno di voi ha attinto al proprio orgoglio ed ha iniziato ad aggrapparsi con le unghie alle pareti per tornare su. Nei primi due quarti non ha funzionato nulla di nulla: lo 0 su 13 dall'arco ed i 18 punti segnati in 20' di gioco sono fatti che possono accadere, separatamente, una volta ogni 10 anni, invece si sono verificati all'unisono nello stesso match. Una sorta di inferno cestistico, appunto. Rientrare in campo con un'altra faccia ed un altro atteggiamento rappresentava il minimo sindacale, ma spezzare in due, con un 18 a 0, trasformatosi in 21 a 2, e poi 25 a 9, un avversario che stava giocando sul velluto che in caso di vittoria sarebbe stato ad un passo dalla C Gold, é da catalogare nell'album delle imprese da ricordare. E forse é il segnale che stiamo tornando, chiunque sia in campo, quel quintetto modello "hateful five" che avevamo visto nei mesi di gennaio e febbraio. Perché questo eravamo. Con i nostri limiti endemici, con le nostre debolezze tecniche ma con la forza di saper combattere duro per tutti i 40'. Ok ... ok ... una rondine non fa primavera, ma vogliamo credere, anzi crediamo fermamente che sia così. Che il basket, quello vero, sia lontano da tecnica e statistiche. Che il basket sia altrove, nel cuore e nell'attaccamento ai colori da parte di ognuno di voi. Nella serie playoff, con Fucecchio o Pescia, conterà questo: essere altrove. Se ci incontreremo là tutto verrà da sè.
